Si torna sempre nei posti che ci fanno sognare e ci regalano bei ricordi! ✨❤️
Canzone consigliata per accompagnare la lettura: 🎶 “Empire state of mind” di Alicia Keys ✨

Non ci posso fare nulla, arriva sempre un periodo dell’anno (ma anche due o tre) durante il quale non posso fare a meno di pensare a New York City: credo sia una sorta di droga che a periodi fa sentire la sua mancanza, mandandomi in tilt. Posso viaggiare, vivere e visitare X paesi, città e nazioni, ma nulla toglierà mai il palcoscenico a lei, NYC.
L’anno scorso, a ben 11 anni dalla prima volta, ho fatto ritorno nella Grande Mela. Questa volta ho viaggiato con mio papà: è sempre stato un suo grande sogno, così come per me tornarci, e ha deciso per la tanto agognata pensione di concedersi una settimana qui. New York City.
Ed io, la guida più felice del mondo.

La seconda volta a New York City ti consente di vedere la città con occhi diversi e di vedere angoli che hai tralasciato la prima; la città è immensa ed è facile lasciare indietro qualcosa durante la prima visita. Perfino oggi, dopo la seconda volta, qualcosa è rimasto indietro ed è giusto così: bisogna sempre lasciare qualcosa indietro per avere un buon motivo per tornarci!
Toglie ancora il fiato? Ovviamente sì.
Durante la settimana di permanenza ho visto posti già conosciuti, altri invece sono stati una piacevole scoperta proprio come per mio papà; Harlem, Bronx e Williamsburg erano chicche mancanti dall’ultima volta qui, la New York con meno lustrini e più vita reale.
Affidandoci all’agenzia “Il mio viaggio a New York”, fondata da Piero Armenti , che propone vari tour in italiano, abbiamo scoperto angoli di New York diversi dal solito e lontani dagli itinerari più battuti dai turisti.

Il Bronx è stata la parte preferita di tutto il viaggio, un quartiere tanto autentico quanto pericoloso: molte zone sono ancora poco accessibili ai turisti in solitaria, si dice che ci siano fermate della metro che sono davvero molto pericolose ed è pertanto consigliato acquistare tour organizzati che propongo visite in zone sicure; le battaglie tra gang ancora imperversano per le strade di questo quartiere e si possono vedere per le strade le scarpe delle persone morte nelle sfide, appese ai fili in segno di sconfitta.
La povertà è facilmente percepibile e appena scesi dal bus, si viene spesso fermati da persone in cerca di qualche moneta; i vari sindaci hanno tentato vari espedienti per appianare le differenze culturali e per incentivare l’integrazione: c’è chi in certe zone ha avuto successo e chi no, purtroppo.

Nel Bronx è dove si trova anche la vera, prima ed unica “Little Italy”, in Arthur Avenue, e dove si può tranquillamente ordinare un caffè in lingua italiana; mentre la Little Italy di Manhattan è un acchiappa-turisti, con ristoranti difficilmente gestiti da italiani, butta-dentro per i marciapiedi e con piatti di pasta proposti a prezzi esorbitanti, qui si sente la tipicità di un quartiere italiano: il macellaio con i prosciutti e i salami appesi, il caffè in tazzina, la polpa di pomodoro San Marzano e l’olio extra vergine d’oliva sugli scaffali.

Un altro quartiere che vale la pena vedere è quello di Williamsburg, in Brooklyn, prevalentemente abitato e vissuto da ebrei ortodossi, sin dagli inizi del Novecento.


La tipicità di questo quartiere è vedere le strade popolate da ebrei ortodossi vestiti con abiti tradizionali: gli uomini solitamente indossano completi, cappelli a falde larghe sopra i riccioli lunghi (i peòt) mentre le donne indossano gonne midi a ruota, mocassini e parrucche (si rasano la testa il giorno del matrimonio in segno di devozione verso il marito), prevalentemente in giro con altre donne e figli. La loro cultura prevede regole stringenti e in contrasto con la società moderna e della quale facciamo parte; difficilmente si vedono altrove, se non in Downtown, dove gli uomini conducono i loro affari nel settore finanziario e immobiliare. Alle donne spetta invece la gestione della casa e della famiglia, impostando le linee educative dei figli. Consiglio di visitare questo quartiere con una guida che spieghi nel dettaglio il loro stile di vita e le tradizioni, in modo da poter comprendere e vedere con la giusta prospettiva un luogo come questo, unico e speciale.
Harlem, tra i quartieri che richiedono una visita per assaporare le New York autentica, è quello che negli ultimi anni si è avvicinato allo stile di Manhattan, subendo una pesante gentrificazione ai danni degli abitanti storici del quartiere, in quanto le famiglie ricche Upper East/West Side e non solo, hanno acquistato case per i figli frequentanti la Columbia University, famosa università della Ivy League. Il mercato immobiliare e la volontà delle famiglie di far vivere i loro rampolli in case sicure, ha portato ad un’importante opera di riqualificazione del quartiere; se 30 anni fa o poco meno non era sicuro per turisti camminare per le strade di Harlem, oggi fa parte delle mete da non perdere durante un viaggio a New York: chicca imperdibile è la messa con coro Gospel, uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie.

Il quartiere infatti è famoso per le arti musicali, culla dell’hip-pop e del jazz, ospita il famoso Apollo Theater, all’interno del quale si sono esibiti i più grandi esponenti della musica jazz e non solo: Ella Fitzgerald, mostro sacro della musica jazz, fu tra i tanti ad esibirsi qui ed è infatti visibile la sua targhetta nella Walk of Fame all’esterno del teatro.

New York è una città dagli alti contrasti, è tutto. E’ la povertà del Bronx con le donne che vendono la frutta su banchetti improvvisati a bordo strada con i figli piccoli negli zainetti dietro la schiena ed è la ricchezza delle scuole private del Greenwich Village, dove le strade vengono chiuse per fare giocare i bambini per strada. E’ lo skyline composto da grattacieli sempre più alti, moderni e brulicanti di vita ed è lo skyline del quartiere Chelsea, Soho e Tribecca, dove ancora si possono vedere le case con le scale antincendio esterne o le brownstones di Harlem, una volta case per il ceto medio povero, oggi case per il ceto medio alto, con prezzi esorbitanti. E’ la città che accetta tutte le culture senza discriminazioni, la città caotica che non dorme mai ma con il silenzio più assoluto di Central Park.







E’ la città dove spesso sono i palazzi ad essere opere d’arte. Un museo a cielo aperto. E noi sempre con il naso all’insù.





E’ la città che ci fa tornare bambini, così spaesati e al contempo emozionati dalla continua scoperta di angoli indimenticabili e bellissimi. La macchina fotografica diventa il prolungamento della nostra mano e camminiamo come imbecilli con il naso puntato verso il cielo, affascinati dai grattacieli e dalla luce del tramonto riflessa sui vetri di essi.
E’ la città che ha il sapore della libertà, dove tutto è possibile; è la città con uno dei tramonti più belli al mondo e non puoi andare via da qui senza averlo visto da uno dei grattacieli o in riva all’Hudson o dalla Statua della Libertà. Grati dello spettacolo, guardiamo il sole scendere a chiusura di una giornata grandiosa, lasciando spazio ad un’interminabile notte caotica, ma sapendo che il giorno dopo tornerà ad illuminarci le strade di New York una volta ancora.
Possiamo vedere mille città, ma lei rimarrà sempre la prima, stabile nel cuore e che ci continuerà a stupire ad ogni viaggio. Eterni innamorati, penseremo spesso a lei, ad ogni suo angolo che ci ha incantato, sapendo che lei è sempre lì ad aspettarci.
Come me, anche mio papà ci ha lasciato il cuore, con la promessa di rivederla un’altra volta.
Per me posso dire una sola cosa: non c’è il due senza il tre!

