Una casa per gli animi più tenaci
Canzone consigliata per accompagnare la lettura: 🎶 “Quintessence” di Theodore Shapiro 📖✨

Ho sognato per anni il “Nord”, quello fatto di paesaggi autentici, di lunghe notti invernali e infinite giornate estive. L’ho sognato fin da quando andavo all’università, mentre programmavo il mio semestre in Erasmus a Bergen, in Norvegia (mai fatto ).
Così ho passato interi anni a sognare la Norvegia, l’Islanda e la Groenlandia. Ho immaginato ogni momento nella mia mente, grazie a Google Maps ma soprattutto grazie ad uno dei miei film preferiti, “I sogni segreti di Walter Mitty”. Ho guardato spesso offerte di lavoro per partire e non tornare più.
Un senso di appartenenza, credo, nel mio profondo.
Nonostante chi ci viva o chi ci abbia vissuto dica che i lunghi inverni mettono a dura prova perfino l’animo più tenace al mondo, io imperterrita continuo ad essere convinta che per sarebbe il posto perfetto.


E così è capitato: dopo anni, è arrivata lei, l’Islanda. Più vicina ad una fiaba o alle Cronache di Narnia, l’Islanda d’inverno è uno dei posti più inospitali e belli della terra; il meteo ha circa 26 personalità come Split: in un giorno le vedi tutte. I paesaggi sembrano appartenere ad un altro pianeta.
Ma ciò che più mi ha lasciata senza parole è stata l’atmosfera, le persone; visitare e vivere l’Islanda in inverno e soprattutto a dicembre, quando le giornate vedono al massimo 4 ore di luce, il freddo è piuttosto pungente e il meteo supporta poco le gite fuori Reykjavík, è un’esperienza unica. Sono grata di averla vista con questo velo ostile della lunga notte ma magico per il caldo Natale alle porte.



Ogni casa, balcone, ufficio e negozio viene diligentemente addobbato con lucine, un po’ per le festività, un po’ per portare luce nel periodo più buio dall’anno. Perfino le tombe nei cimiteri vengono illuminate da tante croci, una per ognuna di esse, per portare un po’ di calore e luce alle persone care che non abitano più questa terra, per celebrarle e per ricordarle. Seppur inizialmente la mia reazione sia stata negativa, in quanto culturalmente per noi non è “normale” addobbare i cimiteri, visitandone uno e soffermandomi in silenzio sul significato, pensierosa, ho poi realizzato che forse è la cosa più bella che io abbia mai visto; quanto è pura e bella una società che pensa in modo così banale ed unico ai propri cari così? Quanto amore ha questa cultura così diversa dalla nostra?
Tutte quelle luci calde, sotto forma di ghirlande, di stelle appese alle finestre, di luci esterne natalizie e di abat-jour, hanno scaldato il mio cuore e mi hanno fatto innamorare ancora di più di questo luogo speciale e forse un po’ incompreso nel periodo invernale.

Ed io, amante delle finestre illuminate di case sconosciute, vissute da persone sconosciute e con mille storie sconosciute ed uniche da raccontare, ho ritrovato il mio luogo del cuore. Ho trovato il luogo in cui i pensieri di tutti i giorni e le preoccupazioni hanno avuto una battuta d’arresto, ho trovato la mente silenziosa, aperta ed affamata di nuove immagini, informazioni e progetti. Ho ritrovato sogni perduti. Ho ritrovato me stessa percorrendo strade desolate e vuote, circondate dal nulla più bello del mondo. Ho trovato ispirazione dentro di me, dove prima c’era rassegnazione, ora c’è poesia e voglia di ricominciare. Ho trovato una prospettiva di vita nuova, così grigia e statica fino a ieri, nella sua frenesia di tutti i giorni, dove solo il lavoro importa. Ho trovato un nuovo sogno da inseguire, un sogno forse irrealizzabile, forse frutto della solo esperienza vissuta qui o forse nato dal profondo anni fa e tenuto nascosto fino ad oggi.



Viviamo tutti una vita a 300 km/h dove l’unica cosa che conta al mondo è il lavoro, una carriera, una casa grande, una macchina bella e apparire: una vita che abbraccio anche io; e se il bello della vita fosse altro? Se il bello fosse saper rallentare, riconciliarsi con la natura e far parte di questa vita non come spettatore, che guarda le giornate scorrere accompagnate dall’infinito desiderio di arrivare al weekend, e poi alla ferie, e poi alla pensione, inconsapevole che il tempo sfugge dalle mani, che non è abbastanza? E se il bello fosse vivere la vita scoprendoci protagonisti di una storia bellissima?
Una vita nella quale è la natura a scandire il tempo, dove l’uomo si adatta piacevolmente ad essa e al lento scorrere dei giorni. Una vita lenta e rispettosa.
Sogno proprio una vita così. Una vita in Islanda. Un lavoro appagante, un cappuccino con musica celtica e un buon libro alla luce di un abat-jour, una casa con vista sul fiordo, isolata e con i cavalli che corrono liberi nei prati, una domenica alla finestra a guardare la neve che cade lentamente dal cielo e un sabato a scoprire luoghi leggendari con la mia Olympus e il mio drone. E poi tanto ancora.
Vi auguro di poter trovare un luogo così, un luogo che sentite vostro, che sia esso ai confini del mondo o vicino o dove già vivete. E se mai doveste trovarlo, non lasciatelo scappare; tenetevelo vicino al cuore.

G.C.“Se il mio tempo dovesse improvvisamente esaurirsi,
portami qui,
dove il mio cuore un tempo trovò casa.
Portami qui, nei tuoi pensieri
E costruisci la vita che io sognai per noi.
Vivi,
lentamente.
Io sarò il cavallo che corre libero,
sarò il fiocco di neve che si posa sul tuo viso
sciogliendosi,
sarò l’onda che si infrange
sulla spiaggia dietro casa.
Io sarò lì.”
