
La mia estate quest’anno ha avuto come tema l’Italia, un pò per scelta e molto per la situazione Covid; dopo essermi goduta il relax montano in quel di Locana – a due passi da casa – tra camminate spericolate, tante dormite, sole e ancora dormite, ho scelto una regione che non ho mai visitato: l’Abruzzo.
Sempre messo un po’ all’angolo dalle vicine regioni più battute quali l’Umbria, la Toscana e le Marche, l’Abruzzo offre tutto – ma proprio tutto! Dal mare alla montagna, pianure, colline, storia e contemporaneità, ho scelto il metodo migliore per gustarmi questo tutto: IL CAMPER!

Un “on the road” vissuto con passione e voglia di plein air, scelto per poter vivere alla giornata e in piena libertà nonostante i tempi.
Ogni giorno aveva in lista almeno una meta e, purtroppo, tante cose sono rimaste indietro, complice il fatto che siamo stati via solamente 8 giorni.
L’Abruzzo è una regione autentica, verace: in ogni borgo si può toccare con mano la realtà di questo territorio, martoriato dai terremoti ma popolato da bellissime persone e pieno di storie da raccontare.
Le origini sono antichissime ovviamente e le testimonianze lasciate dal tempo sono tante, dalle scritte rupestri per passare alla presenza dei romani, il medioevo, gli eremi, il barocco, per finire con gli ultimi interventi fatti dall’uomo per ricostruire interi centri abitati.
Se c’è un luogo, un momento che mi ha lasciato il segno in questa avventura, è sicuramente Bussi sul Tirino.

Questo piccolo borgo, situato appunto sul fiume Tirino le cui fonti nascono dal Gran Sasso, è diventato famoso negli ultimi tempi per le gite in canoa; il fiume è caratterizzato dal colore verde smeraldo, grazie alle particolari alghe che popolano il suo letto, scorre lento verso il mare e crea quindi una situazione favorevole per bellissime (e tranquille) uscite in canoa adatte a tutti.
Purtroppo però a lasciarmi il segno è stato ben altro; convinta di trovare un bellissimo borgo antico mi si è presentato davanti agli occhi un centro storico a pezzi, transennato e cadente.
Dopo la nota notte del 6 aprile 2009, passata alla storia come “Il terremoto dell’Aquila”, questo centro abitato ha cambiato completamente volto: ad oggi, i fondi promessi e sperati arrivano contingentati e poche volte, tanto da portare i lavori a protrarsi nel tempo. Basta fermarsi a parlare con le anziane del posto e, tra una parola in italiano e una dialetto, ti raccontano con semplicità ed innocenza la storia di quella terribile notte e delle conseguenze che ancora oggi come una ferita aperta affliggono il territorio.
Le poche case accessibili vicino al centro storico sono abbandonate e, sbirciando dalle finestre, si possono vedere ancora mobili, stoviglie, calcinacci e vecchi ricordi di una vita passata, il fermo immagine di una notte lontana ormai 11 anni e di vite spezzate.

In alcune zone, anche in città come l’Aquila, sembra davvero di essere fermi alla notte del 6 aprile 2009.
L’Aquila, che ha visto gran parte del centro storico abbattersi a terra, ad oggi è ancora in fase di restauro/ristrutturazione; molto case sono puntellate, in attesa di sistemazione. Intere vie sono transennate, così come alcuni monumenti di minor interesse; tra le vie si sente il profumo di cemento ed intonaco fresco e uno strano silenzio aleggia, come se tutti suoni fossero stati fagocitati da quella terribile sera, una sorta di quiete dopo la tempesta.
Altri luoghi sembrano provenire da un’altra dimensione, dove il silenzio è in realtà un urlo disperato, come la scuola su Viale Duca degli Abruzzi, dimenticata, sommersa dai cornicioni crollati e violata dal vandalismo: i cartelloni appesi fanno ancora riferimento ad anni scolastici passati e ormai andati, mai tolti e fermi immobili a testimonianza che tutto si è fermato lì e che nulla si dimentica.

Ma il tempo passa, le persone del posto non dimenticano quanto accaduto. Chi dimentica è meschino, chi ha abbandonato le persone a ricostruirsi una vita alternativa in mezzo a una nube di polvere e calcinacci, chi ha ignorato queste persone così semplici e altruiste quali sono gli abruzzesi: per loro ogni turista, avventuriero e persona interessata alla loro storia è una persona amica, un membro della famiglia. Se chiedi cento, ti daranno mille. Se fai loro un sorriso, te ne restituiranno altri dieci e con cordialità saluteranno.
Una regione in cui le tradizioni vivono ancora ad oggi e dove le persone vivono per la tradizione.
Semplicemente unica e meritevole di ogni attenzione!
