Due anatre padrone della strada in tempo di lockdown, dal balcone di casa mia.

Niente passeggiate in montagna in mezzo al rigoglioso verde della primavera, niente week-end fuori porta nella romantica Parigi dominata da fioriture degne di essere immortalate in un acquarello acquistato in Montmartre, niente spring-break in Croazia con gli amici a bere come spugne e ballare in compagnia di Martin Garrix, niente camera di hotel con balcone vista mare.
Tutto ciò che possiamo avere è una vita in quarantena con balcone vista realtà. Per i più fortunati, la quarantena ha anche un giardino.

Il balcone è diventato il nuovo ufficio, il soggiorno la camera in cui si passa la maggior parte del tempo durante le nostre giornate, la cucina il luogo prediletto dalla nuova religione ovvero il culto del cibo e la camera da letto la nuova palestra con attrezzi di fortuna.

Mentre la nostra libertà viene decisamente ristretta alla nostra casa, quella degli animali non domestici aumenta esponenzialmente; si dice “la mia libertà finisce dove inizia la tua”, e viene semplice pensare che mentre noi, confinati nelle nostre abitazioni come se fossero gabbie dello zoo, lasciamo immensi spazi alla natura, sottratti a lei nel tempo.
Così la mia quarantena con balcone vista realtà mi ha portata ad osservare questa inusuale realtà; ed è così che ho scoperto che tre anatre con residenza nel fiumiciattolo vicino a casa hanno allargato la loro proprietà anche alle strade circostanti, che vengono percorse giornalmente avanti e indietro con totale tranquillità, dal momento che le macchine che passano sono veramente poche. Scattare questa foto ha creato in me un’emozione compassionevole: trovo sia bellissimo che gli animali possano ritrovare spazi in origine destinati a loro, ma mi crea anche tanta tristezza pensare che come questa libertà gli è stata concessa, gli verrà tolta quando tutto tornerà normale (dal nostro punto di vista).

Un’ape felice nel giardino di casa mia.

Anche le api trovano giovamento dalla situazione, e volano tranquille e felici di fiore in fiore, l’aria pulita senza smog e come loro gli uccelli che volano indisturbati, gli animali selvatici come i caprioli che si spingono fino in centro città, incuriositi da questo silenzio e dall’assenza dell’umano, i cinghiali e così via.

Devo ammetterlo, il mondo visto dal balcone in questo periodo ha colori diversi, più intensi. Il verde degli alberi è più vivido, attira l’occhio e l’attenzione, ha il sapore della speranza, un sapore dolce ma al contempo amarognolo, perché è incertezza nonostante tutto; il cielo è più azzurro per regalarci un sorriso, un briciolo di buon umore e il sole è più caldo, per riscaldare i cuori di chi ha le persone amate lontane, per darci un po’ di colore; le stelle sono più luminose, ci avete fatto caso? Venere è splendente, ci fa capire di essere un faro di speranza in un momento buio che passerà, come la notte lascia il passo al giorno, questo momento buio lascerà spazio a tempi luminosi e sereni; i fiori sono semplicemente splendidi, quasi risplendessero di luce propria, i colori sono così carichi, sono la prova della rinascita, della vita dopo l’inverno rigido che congela il terreno per preservare il meglio per i fiori di primavera; questi sono l’esempio che c’è sempre vita dopo un periodo duro.

Nuova organizzazione del mercato del venerdì, con coda controllata dai volontari. Sempre dal balcone di casa mia.

Abbiamo cambiato abitudini, la nostra vita ha subito una frenata decisa; ci siamo ritrovati a far code a distanza di sicurezza per comprare il necessario, ad indossare mascherine che tolgono aria preziosa ai polmoni, a rivedere le modalità di lavoro portandocelo a casa, adibendo ad ufficio la cucina, la camera, il balcone, ogni angolo della casa utile con un po’ di spazio disponibile. Non solo: abbiamo imparato a conoscere i vicini, prima non c’era tempo nella nostra frenetica vita; abbiamo imparato a conoscerci, a cantare dai balconi come se fossimo tutti amici, ad essere riconoscenti nei confronti di chi sacrifica la propria vita per gli altri con gli applausi, le urla di incoraggiamento e le candele accese. Abbiamo imparato a dare valore agli attimi, ai ricordi, ai rapporti e alle persone: abbiamo mantenuto i contatti con chi amiamo tramite videochiamate, telefonate e abbracci virtuali; ci siamo ricordati che gli anziani non sono solo persone con anni sulle spalle e una vita vissuta, ma sono persone che hanno bisogno di conforto, compagnia e di aiuto in momenti come questi; abbiamo capito che “sono gli anziani a morire, i giovani sono più resistenti al virus quindi possiamo continuare ad uscire” è una frase del cazzo, perché sono i nostri nonni a morire in un letto nella più completa solitudine e lontani da ogni affetto. Ci siamo così ricordati che sono persone che meritano rispetto e che, con la loro saggezza e i loro ricordi di pandemie e difficoltà passate, sono essenziali.

Non so come ne usciremo da questa difficoltà, ognuno di noi ha un suo modo di elaborare e superare i momenti difficili, le perdite e le mancanze; molti rivoluzioneranno le proprie vite perché consci di non aver valorizzato la propria esistenza; molti consolideranno rapporti incerti, molti si ritroveranno senza un lavoro e dovranno reinventarsi, altri molleranno tutto per inseguire un sogno lasciato nel cassetto pensando che la vita fosse abbastanza lunga da poterlo conservare lì o forse perché proprio quel sogno è diventato una priorità dopo un tempo così lungo a rifletter con se stessi.
Ma in tutto ciò, valorizzate la vostra vita, le vostre abitudini, le vostre priorità, le persone che vi amano, la qualità dei vostri pensieri; non disperate, non abbattetevi, non perdete la speranza: andrà tutto bene!


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