New York City, marzo 2013
Il ricordo di un grande e meraviglioso sogno realizzato.

Ricordo: l’atto, il fatto del ricordare, di rievocare alla mente immagini, nozioni, persone, avvenimenti eseguita a memoria propria o su descrizioni altrui. (Treccani)

Da persona malinconica quale sono, i ricordi per me sono la base della vita, l’essenza di una giornata cupa, sono i mattoncini che compongo la mia memoria; spesso mi chiedono perché in un viaggio scatto fotografie o perché scelgo di immortalare momenti con la mia Oly invece che godermeli appieno. Beh, rispondo sempre che, come donna, riesco a fare più cose contemporaneamente, proprio come godersi il momento e scattare una foto! Scherzi a parte, la risposta è molto più articolata.

Vi è mai capitato di provare la paura di perdere la memoria un giorno? Sì insomma, non è nulla di nuovo né poco usuale, con l’età molte cose svaniscono, per forza di cose ricordi recenti rimpiazzano quelli vecchi perché non abbiamo uno spazio di archiviazione infinito, un po’ per una sfortunata serie di eventi quali malattie, incidenti di percorso..
Ammetto di averci pensato spesso ad entrambe le possibilità, proprio perché i ricordi, i miei ricordi, hanno un’importanza privilegiata rispetto ad altre cose; senza ricordi non saremmo nessuno, non avremmo un’identità nostra e non impareremmo mai dai nostri sbagli.
Nel mio particolare caso, dagli errori non imparo mai, ma sicuramente posso dire di avere un’identità mia e so esattamente chi sono, un po’ meno chi sarò in futuro forse (but who cares now!).

Nei secoli e nei millenni uno degli istinti primari dell’uomo è stato quello di lasciare propria memoria ai posteri, vedasi le pitture rupestri in primis, poi man mano che l’evoluzione ha fatto il proprio corso le tecniche sono migliorate, è arrivata la scrittura, l’arte del disegno e della pittura e infine la fotografia, che non ha di certo precluso le tecniche precedenti.
Grazie alla fotografia però siamo riusciti a rendere i ricordi perfetti nel loro momento: ogni dettaglio è rimasto fermo a quel preciso istante che si voleva immortale, niente di più e niente di meno. Uno sguardo, la macchina ferma all’angolo, la piega del vestito storta,  la scarpa sgualcita e l’avvenimento del secolo, lì per essere resi “immortali” da una fotografia.

Edimburgo, gennaio 2018
Un momento a caso del viaggio.

Personalmente, ho un numero indicibile di fotografie archiviate nel mio hard disk personale, scattate da me in periodi diversi della mia vita e la maggior parte di queste con scarsa qualità e tecnica, ahimè. Tralasciando la qualità, mi ritrovo spesso a riguardarle e ogni volta è un tuffo nel passato; è evidente dal numero di foto che è sempre stata una mia mania imprimere più momenti che potevo nelle foto, anche quelli meno degni di nota! Dublino e i suoi grandi magazzini, ogni scaffale di ogni negozio è nel mio archivio, sia mai che ci si dimentichi delle favolose scarpe quasi in regalo esposte, i sexy shop sulla strada principale, i sacchi di vestiti comprati nella notte del giovedì sera quando tutti i negozi erano aperti fino alle 22, la fetta di salame insieme al cioccolatino perché si faceva la fame e si ingurgitava ogni cosa, così come la mia prima volta al Mc Donald; la gita a Berlino e Monaco, i boccali da litri e litri di birra, la mia amica e compagna di classe che dorme a bocca aperta sul pullman (per poter poi riproporre la foto nel video del suo matrimonio); le bellissime vacanze con i miei genitori, mio padre che torna in accappatoio dalle docce del campeggio, mia madre che gioca a carte, i tramonti bellissimi sull’oceano. Tutto (o quasi) è stato da me immortalato da quando ho 15 anni.

Mi sono spesso fermata a pensare se davvero ho immortalato tutto; la cartella che conta più foto è certamente quella riservata a New York City: l’esperienza più bella, quella che più ha impattato sulla mia vita e che mi ha lasciato talmente tanti ricordi da poter riempire l’intero Louvre di immagini, se solo potessi registrare e “scaricare” la mia memoria in qualche modo. Pur facendo tante foto, non mi sembra mai abbastanza; a volte mi accorgo di perdere qualche dettaglio, per ritrovarlo poi giorni, settimane, mesi dopo e ormai (purtroppo) anni.

Amo anche soffermarmi sul momento dello scatto, non tanto per il ricordo in sé, ma per il significato di quell’attimo.
Avete mai guardato la foto di quando eravate piccoli pensando, in quel mezzo secondo o anche meno dello scatto, che un giorno sareste diventati le persone che siete oggi? Non lo avreste mai immaginato, non avreste potuto sapere se la fortuna sarebbe stata dalla vostra parte o se vi sareste trovati ad affrontare un destino beffardo.
Pensate alle persone affette da una malattia genetica ora, vedendosi in uno scatto di anni addietro, in un istante di pura felicità e spensieratezza, avrebbero mai pensato proprio in quel momento che il loro corpo un giorno si sarebbe ribellato, che una sorte scomoda gli sarebbe toccata con così tanto accanimento?
Cosa direbbero le persone oggi orfane di padre o di madre, orfane di un pezzo di anima andata con una persona cara, di quel sorriso spensierato in un momento in cui l’anima era ancora intatta?

Ogni momento fermo in un immagine merita attenzione. Ogni ricordo deve essere conservato come una pietra preziosa, ogni sorriso deve rimanere impresso perché potrebbe servire nei momenti più cupi, ogni ruga deve essere accentuata perché ognuna di loro rispecchia la saggezza accumulata in una vita intera.

Nonno Olimpio, settembre 2019
Parlando di rughe..

Ci sono altri momenti diventati ricordi che teniamo per noi, che rimangono nella nostra mente. Dicono che siano i migliori proprio perché non ci sono fotografie; dicono, ma sotto certi aspetti vorrei e potrei smentirli. Ci sono momenti che speri che niente e nessuno ti porti via perché non esistono copie tangibili di essi, ricordi belli e brutti, il profumo della pelle di qualcuno, l’emozione di fronte al sogno realizzato o la rabbia di una sconfitta che serve di lezione, un treno che parte e l’ultimo estenuante sguardo, il momento di amore con la persona che ami, la carezza del nonno e il suo sorriso che oggi abita in altre dimensioni, ma che è sempre lì con te, nella tua mente.

Ci sono poi quelle foto a prima vista insignificanti che però dietro hanno una storia o degli aspetti che desideriamo portarci come un bagaglio, quelle foto che ti ricordano un periodo, una serie di avvenimenti non necessariamente legati allo scatto, ma di contorno. Portano alla luce un periodo di solito, felice o meno, della tua vita che ti fa tornare in mente ricordi latenti con un filo di malinconia (nel mio caso un filo largo quanto un’autostrada a 4 corsie).

Siamo tutti parte dei ricordi di qualcuno. Tocca a noi scegliere se farci ricordare in quelli splendenti e pieni di luce o in quelli più oscuri.

I ricordi sono i nostri inseparabili amici; possano essi accompagnarci per tutta la vita.


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