Il rifugio Vittorio Emanuele II dal fondo del suo lago

Le tanto sospirate ferie, una guida e una mappa stradale del Belgio e tanta voglia di visitare posti nuovi e incontrare gente. E poi l’intoppo, la sfiga, la Dea bendata che probabilmente era intenta ad osservare una farfalla volare o forse a guardare “Uomini e Donne”, e in Belgio non ci sono arrivata. Un pò di solletico allo stato del Lussemburgo, al quale sono arrivata proprio sotto i piedi e poi il ritorno a casa. C’è chi penserà “THE END”.

Invece naaaah, per Giulia le ferie continuano; più precisamente, sono continuate in quel della Valle d’Aosta per 5 giorni e poi altri 5 nella mia beloved Andora, in Liguria. Diciamocelo, niente a che vedere con il tour del Belgio, ahimè, ma quanto meno il mio spirito avventuroso è stato nutrito a dovere anche qui, in Valle d’Aosta, mentre lo spirito gitano è rimasto decisamente a dieta. Amen.

Se mi chiedessero di rappresentare le mie ferie in foto, opterei decisamente per quella di copertina, che ho scelto con gli occhi pieni di bellezza.

Esiste un posto tra le Alpi nostrane che sembra essersi fermato nel tempo: nessun hotel lussuoso, nessun casermone a intaccare la natura più selvaggia e bella, non troppo asfalto a mangiare la terra e poco, pochissimo inquinamento luminoso: si chiama Località Pont, nel comune di Valsavaranche, un agglomerato di case sparse che conta ben 170 abitanti (circa) – cifra da capogiro- e che in questa località vede sorgere un hotel, un ristorante, un bar, un mini market e un campeggio; tutto ciò, al fondo della valle nel più completo silenzio, rotto solamente dai fischi delle marmotte, le sentinelle delle Alpi. Il campeggio, un enorme prato verde lussureggiante, è l’ultimo grande segno di civiltà prima della grande vetta del Gran Paradiso e delle sorelle minori che al tramonto si tingono di giallo, rosa e lilla e che di notte si trasformano in divinità sovrastate da un elegante e prezioso velo, la Via Lattea.

Il sentiero che dalla pineta di Pont porta alle alture del rifugio

Esiste un sentiero, bello quanto lungo, che porta ad un posto che io definisco meraviglioso, fiabesco; dopo ore di cammino sotto il sole cocente senza mai fermarsi e senza mai lasciare la salita per la discesa, come un’oasi nel deserto, si arriva al Rifugio Vittorio Emanuele II e al suo lago. Un quadretto che avrebbe fatto innamorare Van Gogh, un degno paesaggio da “Notte Stellata” e qui, di stelle, ce ne sono tante quanto è grande l’Universo.

Il rifugio, che nacque nel periodo monarchico dalla mente del Senatore Brezzi,ha una struttura particolare che lo contraddistingue da tutti gli altri rifugi alpini. Costruito su di una collina morenica dove, nei primi anni del Novecento, arrivava il ghiacciaio del Gran Paradiso, ha come sfondo un lago dall’acqua cristallina e come quadro le sorelle del Gran Paradiso, la Tresenta, il Ciarforon e la Becca di Monciair; le montagne, ormai consumate e povere di ghiacciai che un tempo le vestivano come sontuosi abiti vellutati, puri d’animo e dalla bellezza più pericolosa, sono oggi la sfida degli escursionisti più esperti. Il rifugio è il “campo base” per gli alpinisti che decidono di varcare le porte del Gran Paradiso (4061 m) con la sua Madonnina che spicca sulla punta e accoglie i più coraggiosi che scelgono di rischiare la vita per arrivare fin lì. Il Gran Paradiso.

Da sinistra, il Ciarforon e la Becca di Monciair, al tramonto

Dicono che la vista dal rifugio sia una delle più belle della Alpi, che il sentiero sia una delle esperienze più significative delle nostre montagne e che non ci sia nulla che possa ripagare lo spettacolo naturale che lo circonda. Ed è proprio così.

E’ uno di quei luoghi in cui torneresti spesso nonostante la fatica e che ti ricorderai perché ben ripagata.

E’ uno di quei luoghi che rimane nel cuore, come ha detto mio padrino quando gli è stato detto che sarei andata lì: “Sempre bello lassù”.

E’ uno di quei luoghi che ti fa ammirare la Natura, la maestosità delle sue grandi costruzioni che si innalzano verso il cielo, verso Dio, verso l’Universo, l’immensità del tutto e del nulla, il passato scritto nelle stelle a migliaia di anni luce da noi e poi ancora più in là.

E’ un angolo di paradiso in un mondo perso nel caos , nel traffico, nello stress e nell’infelicità di una vita troppo frenetica in cui si vive per lavorare e non si lavora per vivere, una corsa all’oro in chiave moderna praticamente .

E’ l’Eden, è cibo per gli occhi bisognosi di bellezza, è l’acqua fresca per chi con impegno arriva lassù. Proprio un (Gran) Paradiso.


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