
Finalmente ho realizzato uno dei mille obiettivi 2019, ovvero raggiungere il tetto d’Europa comodamente trasportata da ben due funivie dotate di ogni tecnologia, con tempi non proprio biblici (circa 7 minuti per fare 2200 metri di dislivello) e alla “modesta” cifra di 52 euro a/r a testa (vi garantisco che alla cassa un “STICAZZI” vi sfugge tranquillamente).
Ho sfruttato l’occasione della gara Courmayeur – Punta Helbronner di mio padrino (sempre lui, dall’articolo precedente) per vederlo alla partenza, a metà strada e all’arrivo grazie alla funivia a 360° denominata SkyWay Montebianco che porta, appunto, alla terrazza di Punta Helbronner a circa 3500 metri di altezza in un batter d’occhio. Una gara sempre sull’orlo del burrone, da togliere il fiato e non solo (le gambe le lasci a circa 2/3 del percorso se sei ben allenato, io le avrei perse già a 1/3 della gara), emozionante e dai paesaggi unici al mondo.
Seppur io sia stata agevolata dalla stupenda creatura ingegneristica in salita e discesa, senza sentire nemmeno un poco la fatica di tutti quei metri di dislivello – e ringrazio l’intelligenza umana per un’opera buona (e poco giusta) come la SkyWay – l’esperienza mi ha creato numerosi dubbi più o meno etici. Da amante della natura e degli spazi aperti, la prima cosa che si percepisce e si pensa è: ma cos’è tutta questa bolgia? Spazio a volontà, eppure, centinaia e centinaia di persone; vuoi che molte, come me, fossero lì per la gara come sostenitori di parenti e amici, ma ben osservando tra la folla si poteva capire che pochi facevano parte di questo ristretto gruppo. Togliendo un ancora più piccolo gruppo di escursionisti e alpinisti esperti , la maggior parte erano turisti senza la benché minima idea di cosa fosse salire su un ghiacciaio, a 3500 metri di altitudine. In sostanza troppa gente, al punto di dover aspettare per trovare un posticino libero per fare una foto. Consiglio vivamente di andarci non al sabato e soprattutto non ad agosto, potrebbe rovinare l’atmosfera se siete facili alle distrazioni o alle tensioni nervose create dalle ressa. E ve lo dico io, che faccio parte di queste persone “sensibili” e che mi ritrovo sempre a litigare con un francese (solo francesi, vi giuro), in ogni angolo della terra, compreso quando andai a New York nel 2013 all’osservatorio dell’Empire State Building.
Tralasciando l’aspetto “poco buono”, il lato della medaglia scomodo, ammetto che io, comune mortale, in cima senza la funivia non ci sarei arrivata. O forse sì, in 8 ore, con una guida alpina, tra un attico di panico e un attacco isterico, a seconda dell’allineamento dei pianeti diciamo. Non nego che l’esperienza possa essere di gran lunga più significativa, sentita e piena di riflessioni, ma in montagna si deve essere coscienti di ciò che si può affrontare e di ciò che non si può affrontare; i pericoli, come già detto, sono tanti e un percorso impegnativo può metterti di fronte a tanti rischi se ancora non si è in grado di gestirli.
Arriverà il mio turno un giorno, lo so.
L’esperienza comunque sia è stata degna di nota; alla biglietteria viene consegnato un opuscolo dentro il quale vengono illustrati servizi, consigli utili alla salute e non e pregi della meta; tra le tante cose, consigliano di far caso al proprio respiro.
Vero, perché ad un’altitudine del genere il battito cardiaco cambia e non poco; ci si ritrova ad avere il cuore che batte come un pazzo al minimo movimento e che a riposo mantiene un andamento molto più sostenuto rispetto che in pianura o al mare, perché c’è molto meno ossigeno nell’aria, mentre anche la pressione cambia.
Si ha così l’occasione di immergersi nei propri pensieri con una colonna sonora d’eccezione, il proprio respiro più marcato e di godersi poi il panorama mozzafiato con il tempo scandito dai battiti del cuore. Il paesaggio è unico al mondo, la quintessenza delle Alpi, la dimostrazione della perfezione di Madre Natura; è tutto da assaporare, un po’ come la pubblicità della Müller che dice “Fate l’amore con il sapore”, ecco; è come mangiare il nostro dolce preferito, lentamente boccone dopo boccone per sentire e ricordarsi ogni sfaccettatura del gusto e retrogusto, inebriarsi del piacere che dona, proprio come lassù.

Ci si nutre della bellezza, si assapora la bellezza fatta di neve, ghiacciai e pietre aguzze, di cielo terso, a volte macchiato dalle nuvole di passaggio o da vento freddo che sferza sulle cime e sui ghiacciai, per tornare poi indietro ed accarezzarci per ricordarci che lì è il ghiaccio che comanda, non tu. Esige rispetto, ma soprattutto amore: dobbiamo averne cura oggi più che mai.
Vuoi il ciclo di vita della terra che, come si sa, nei milioni di anni passati ha visto molti cambiamenti climatici, vuoi la mano dell’uomo, ma tutto sta andando perso. Se non siete sicuri, andate lassù e fermatevi a pensare, ammirate e respirate a fondo, potreste forse fare a meno di tutto ciò ora? In futuro?
Se amate il mare, andate: lo troverete facilmente, fatto di nubi però.
Se amate i libri, andate: la Feltrinelli ha aperto un piccolo corner con vista sulla bellissima Val Veny e la parete rocciosa del Monte Bianco.
Se amate il silenzio, andate: sedetevi sulla scala che porta al ghiacciaio e ascoltate le parole che ha da dirvi il ghiaccio, perché non smette di rumoreggiare e parlategli, confidatevi, vi capirà.
Se amate l’avventura, andate: magari a piedi, senza la funivia, ma andate, Madre Natura sarà una compagna fedele e silenziosa.
Se amate l’architettura, andate: la terrazza super panoramica è un curioso groviglio di acciaio che si inerpica verso il cielo con scale a chioccola e con una terrazza finale a 360° sul massiccio del Monte Bianco, ed è anche lui una grande opera architettonica naturale, dalla notte dei tempi.
Se amate viaggiare, andate: questo sarò un viaggio interiore, fatto di riflessioni e pensieri, un paesaggio diverso da tutti quelli che sicuramente avrete visto in tutti i vostri viaggi precedenti.
Se amate la montagna, beh, andate: non ha prezzo, non avete idea di quante vette potete osservare da lassù; sembrano a portata di mano, quasi si possono toccare.
La montagna insegna: come diceva De Andrè “Dal letame nascono fiori”, e le montagne, così belle e uniche, sono nate da scontri tra zolle proprio sotto i nostri piedi che nel tempo han creato di conseguenza terremoti, distruzione.
Guardiamo sempre il lato positivo, il risvolto della medaglia: non tutto viene per nuocere, dalla peggior cosa può nascere il fiore più bello.
Grazie Madre Natura.

