
Quante volte capita di mangiare una pietanza che ci riporta a un momento preciso della vita? O un profumo, un soffio di vento, un’espressione sul viso che ci ricorda quell’amica di un tempo e che non vediamo da un secolo?
Il mese di giugno è sempre stato per me il momento del mare con i nonni, fin da quando avevo 2 anni. Buffa la vita, a 6 anni non volevo partire per lasciare i miei genitori e ora eccomi qui, 26 anni, un lavoro, responsabilità e una voglia sfrenata di tornare ragazzina per potermi godere ancora una volta la spensieratezza di quei momenti, gli amici, i gelati, le focacce e le infinite partite di beach volley sotto il sole cocente e l’aria da strafottente perché “nemmeno la sabbia rovente può fermarmi ora” era il mio mantra.
Seppur io sia una nomade in fatto a vacanze (il finestrino è sempre stato il mio posto preferito), ho sempre e solo frequentato un sol posto con i nonni: Andora. Liguria, riviera di ponente, un luogo come tutti gli altri in questa regione, più piemontesi che in Piemonte, palazzoni enormi che fronteggiano il mare in tono di sfida e piuttosto tranquillo. Un luogo come un altro, eppure…
Eppure i migliori ricordi dell’adolescenza sono rimasti lì, nella mia Andora, colei che mi ha visto crescere di anno in anno, ogni granello di sabbia passato sulla spiaggia potrebbe parlare di me, delle mie camminate, delle pescate agli scogli dei Bagni Tortuga con secchiello e retino (sì, lo so, a volte mi sento un uomo mancato!) e delle giocate a beach volley con i miei compagni di merende dal mattino alla sera per un dominio assoluto della spiaggia.
Davanti a quel mare, nel tempo, ho preso decisioni, ho vomitato dubbi, rancori, rabbia, attimi di felicità e infelicità; rivolgevo spesso a quelle acque ondeggianti i miei pensieri, una richiesta d’aiuto, il ragazzo giusto, l’università giusta, prendere o lasciare, dimenticare o procastinare, sogni e incubi, cosa farò da grande e perché sono qui, proprio qui, davanti a questo infinito. Proprio come quel nonno nella foto catturata durante l’ultima mia visita in quel di Andora, nel febbraio 2019, in un periodo in cui la mancanza assoluta del mio mare era più forte di ogni altra cosa; mi ha ricordato che ho riposto anche io in questo infinito blu mare le mie speranze, i miei sogni e che spesso ho rivolto il mio sguardo cercando la pace.
In questi giorni, più di altri, mi è capitato di sentire profumi e sensazioni che mi hanno portato, con il pensiero, proprio là: l’odore dei motorini, il profumo di fritto di pesce che invadeva il tuo olfatto passando per i ristoranti della spiaggia, i fiori al calore del sole, il sapore delle insalate che nonna mi preparava se tornavo a casa a mangiare dalla spiaggia, il profumo delle creme sulla pelle. Il sapore del sale, il sapore dei ricordi.
Sapete, tutti abbiamo un posto nel cuore che conserviamo meglio di casa nostra, un rifugio, un porto sicuro e segreto che casa non può dare; un posto dove ci si sente liberi di esprimere in propri pensieri senza freni o paure. I luoghi non ci tradiranno mai, non cambieranno mai, il mare sarà sempre mare e le montagne continueranno ad essere montagne; tutti i nostri segreti rimarranno con loro, ed i ricordi ancora più. Possono toglierci tutto, ma quell’angolo di spiaggia, di prato, di roccia, di lago, e i ricordi a loro legati no. Ripongo molta più speranza e fiducia nei luoghi che nelle persone.
Perché so che ogni volta che tornerò ad Andora, lei sarà lì ad accogliermi come la prima ed ultima volta: a braccia aperte, silenziosa e fedele.

